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Mission
L’informazione sulla salute e l’educazione alla salute rappresentano una componente essenziale e di grande efficacia per la prevenzione ed il trattamento delle malattie, dei disturbi mentali e del disagio psico-sociale.
Inoltre, l’informazione e l’educazione riguardanti la salute ed i mezzi per salvaguardarla, costituiscono un potente stimolo al miglioramento della qualità dei servizi in quanto contribuiscono a determinare una domanda più competente, razionale, specifica ed esigente.
Infine, la difficoltà generale ad orientarsi tra le differenti e molteplici fonti di informazione sulle tecnologie e le pratiche sanitarie, complicata dall'introduzione di internet nel panorama dei mezzi di comunicazione (che è un moltiplicatore di informazioni che non sempre si distinguono per accuratezza e specificità), fa sorgere sempre più forte l’esigenza di fonti e contenuti affidabili.
La mission della Società Italiana di Psicoeducazione (SIPE) è pertanto di diffondere in Italia informazione ed educazione sulla salute basata sulla efficacia, orientata alle risorse e attenta alle variazioni del sistema complessivo socio-economico e sanitario.
Destinatari dell’attività di SIPE sono pertanto gli utenti dei servizi legati alla salute, i professionisti della sanità, i media e le istituzioni che si occupano a vari livelli di salute e prevenzione alla salute.
1. Efficacia ed affidabilità
La ricerca, l’evidenza clinica e l’esperienza sul campo rappresentano i criteri fondamentali ed ineludibili per una corretta informazione ed educazione alla salute.
Informazioni che non facciano riferimento alla ricerca ed alla esperienza empirica in merito ad una valutazione di efficacia, o che non vi si basino esplicitamente possono essere del tutto inutili o, peggio, dannose. Da qui l’esigenza di istituire un osservatorio permanente (vedi dopo) che possa monitorare la qualità della informazione e della educazione sulla salute.
Inoltre, affinché una teoria o un modello di spiegazione della realtà o di intervento sulla realtà possa essere sottoposto ad una valutazione di efficacia, deve possedere una base descrittiva empirica. Cioè, i suoi concetti fondamentali devono poter essere descritti in termini di o devono riportare a fatti specifici o azioni specifiche (descrizioni operazionali).
Al contrario, i modelli che non possano essere ricondotti ad una base empirica descrivibile operazionalmente tendono ad essere astratti, speculativi, ideologici. Sebbene tali modelli non possano essere considerati necessariamente falsi o privi di senso, se non è possibile definirne la base empirica ed i criteri operazionali e dunque non possono essere sottoposti ad alcun tipo di validazione, devono essere esclusi dal novero delle informazioni corrette oppure si devono invitare i loro sostenitori a produrre basi descrittive empiriche che consentano una osservazione ed un lavoro di validazione.
2. Identificazione e utilizzazione delle risorse reali, istituzionali, sociali, personali
Qualsiasi intervento corretto ed effettivamente utile di informazione sulla salute ed educazione alla salute dovrebbe tener conto delle risorse effettivamente disponibili dall’utente e dagli operatori.
In particolare è necessario individuare con precisione le risorse istituzionali (quali servizi, come sono effettivamente organizzati e come vi si accede), le risorse sociali (quali sono le effettive condizioni economiche, culturali e relazionali del contesto in cui si opera) e le risorse personali (quali sono le abilità e le competenze comportamentali, cognitive ed emotive dell’utente e degli operatori).
Questo aspetto del lavoro di SIPE può essere ricondotto alla sempre maggiore attenzione che la comunità scientifica sta dedicando alle “clinical pathways” (che potrebbe essere tradotto in italiano con l’espressione “percorsi clinici”) che rappresentano la nuova frontiera delle linee guida ai trattamenti efficaci. In altri termini, persino le linee guida più aggiornate possono divenire inapplicabili se non si tiene conto delle concrete realtà locali.
Ad esempio, vi sono prove significative che il trattamento farmacologico della schizofrenia è più efficace se viene accompagnato da un lavoro psicoeducazionale delle famiglie che comprenda l’educazione al problem solving ed una valutazione soggettiva da parte dell’utente degli effetti collaterali dei farmaci. Tuttavia, le realtà locali di alcuni Dipartimenti di Salute Mentale potrebbero essere tali da rendere inapplicabili tali linee guida perché, ad esempio, semplicemente non ci sono operatori con una formazione adeguata. Un intervento di informazione e di educazione alla salute deve tener conto di questa realtà ed individuare le vie di accesso a questo tipo di intervento e/o le risorse formative per crearne le premesse.
A questo proposito, un impegno di SIPE è, tra l’altro, di spingere ed indirizzare gli organismi di governo e legislativi perché realizzino un più efficiente controllo di efficacia degli interventi sanitari e stimolino la diffusione di “buone pratiche”.
3. Valutazione dell’impatto ecologico
L’efficacia strettamente informativa, educativa, preventiva e/o clinica non rappresenta l’unico risultato (outcome) possibile di un intervento sulla salute, nel senso che può avere un impatto anche su altri livelli con possibili conseguenze economiche e sociali anche rilevanti.
Ad esempio, ipotizzando che esista uno strumento di indagine strumentale diagnostica molto sofisticato che consenta di identificare precocemente una malattia dalla prognosi infausta, dovremmo certamente valutare l’impatto sociale ed economico di una informazione enfatizzata, incompleta ed indiscriminata su tale indagine. Infatti, da una informazione di questo genere potrebbe derivare un ricorso eccessivo all’indagine da parte della popolazione non a rischio, ma semplicemente spaventata, con conseguente danno alla popolazione effettivamente a rischio per incremento dei tempi di attesa e danno alle risorse economiche per incremento dei costi della sanità.
In questo caso è preferibile una informazione mirata alla popolazione a rischio e l’identificazione di strumenti di screening che consentano di valutare la necessità del ricorso all’indagine.
Soci e funzioni sociali
I soci fondatori
Daniela Sacchi (psicologa, psicoterapeuta), Marika Romanini (psicologa, psicoterapeuta), Corrado De Rosa (psichiatra, psicoterapeuta), Pietro Spagnulo (psichiatra, psicoterapeuta), Michele Giannantonio (psicologo, psicoterapeuta), Renzo Barbato (psicologo, psicoterapeuta), Johann Rossi Mason (giornalista), Rosaria Puliatti (psicologa, psicoterapeuta), Vincenzo Ragone (medico), Lucio Spagnulo (assistente sociale), Marco Lussetti (psichiatra, psicoterapeuta).
Presidente
Pietro Spagnulo
Vice presidente
Stefano Marchi
Segreteria generale e Tesoreria
Paola Lippa
Ufficio stampa
Maura Silvestri
Consulenza legale e diritti degli utenti
Francesco Maina
Direzione scientifica e consulenti del Programma HELP
Pietro Spagnulo
Stefano Marchi
Edy Trazzi
Anna Laura Boldorini
Paola Serravezza
Gabriella Bertino
Enrico Merengalli
Emiliano Toso
Gianluca Valenti
Anna Finocchietti
Patrizia Picamus
Daniela Sacchi
Marika Romanini
Pinuccia Canevisio
Francesco Maina
Comitato scientifico per la formazione
Daniela Sacchi
Pinuccia Canevisio
Stefano Marchi
Pietro Spagnulo
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