di Pietro Spagnulo
La psicoterapia cognitivo comportamentale è considerata dalla comunità scientifica internazionale e dalle più autorevoli organizzazioni sulla salute uno dei più affidabili ed efficaci modelli per la comprensione ed il trattamento di un gran numero di disturbi e problemi psicologici e psichiatrici.
La sua buona reputazione dipende da una serie di elementi che la contraddistinguono:
* è fondata su basi empiriche ed è costantemente oggetto di rigorose ricerche cliniche in tutto il mondo;
* il suo linguaggio ed i suoi metodi sono ben definiti, questo le consente di avere un grande potenziale integrativo sia con altre scienze (la neurofisiologia, l’etologia, la psicologia del comportamento, la psicobiologia), sia con altri approcci psicoterapeutici (mindfulness, EMDR);
* le sue basi teoriche sono relativamente intuitive ed immediatamente comprensibili anche dai pazienti;
* la durata del trattamento è in genere piuttosto breve;
* La terapia si svolge in un clima collaborativo, con uno stile di comunicazione diretto, concreto e orientato allo scopo.
Terapia cognitivo comportamentale standard
I principi fondamentali del trattamento sono:
* Apprendere ad autorasserenarsi, a stabilizzarsi ed a trovare uno spazio interiore di osservazione grazie al quale poter individuare i propri processi interiori (pensieri, emozioni, sensazioni fisiche), con tecniche di rilassamento (Jakobson, training autogeno), immaginazione guidata (rifugio interiore), tecnica dello stop alla ruminazione improduttiva, mindfulness.
* Individuare i pensieri e le convinzioni che alimentano il problema. Si distinguono pensieri più superficiali (detti pensieri automatici), dagli assunti e dalle convinzioni più profonde di cui si può anche non essere consapevoli (come ad esempio la convinzione di essere diversi, fragili, colpevoli, inadeguati, impotenti). Tali pensieri e convinzioni vengono discussi e sottoposti ad un lavoro di rielaborazione costruttiva chiamato ristrutturazione cognitiva.
Anche in questo ambito di intervento si è aggiunta negli ultimi anni la mindfulness che consente di ridimensionare la capacità di coinvolgimento e trascinamento dei pensieri in quanto aiuta a riconoscerli come tali e dunque a distinguerli dalla esperienza diretta percettiva.
Anche l’EMDR consente di avviare un processo di riprocessamento e dunque di profonda ristrutturazione delle convinzioni relative ad esperienze traumatiche.
* Apprendere ad affrontare le situazioni che suscitano o esasperano il problema, ed a gestirle in modo più adeguato e produttivo, grazie a tecniche di esposizione e desensibilizzazione ed Accesso alle risorse e loro installazione, Problem Solving e training di assertività
Terapia cognitivo comportamentale di terza generazione
Come si è già accennato, relativamente alla mindfulness ed all’EMDR, negli ultimi venti anni sono stati sperimentati nuovi approcci che stanno influenzando in modo profondo il modello standard, al punto da far parlare esplicitamente di terza generazione della terapia cognitivo comportamentale.
MBCT (Mindfulness Based Cognitive Therapy)
Si tratta di un nuovo modello della terapia cognitivo comportamentale che è stato sperimentato con successo per le ricadute della depressione. Alla base di questo modello si dà ampio spazio alla pratica della mindfulness.
ACT (Acceptance and Commitment Therapy)
E’ anch’essa una terapia basata sulla mindfulness e su un modello del funzionamento del linguaggio - la Relational Frame Theory - sperimentato per due decenni da S. Hayes e colleghi. Oltre alla mindfulness utilizza un gran numero di tecniche esperenziali ed è utilizzata per molti altri disturbi e problemi, in particolare per i disturbi d’ansia

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