A cura di Stefano Marchi
Le manifestazioni che riguardano la sfera depressiva sono principalmente riferibili ad un’alterazione dell’umore che diviene depresso, irritabile e ansioso. In diversi casi si presentano crisi di pianto. La persona indica una perdita di fiducia nelle proprie capacità, una bassa autostima e tende a colpevolizzarsi per quello che le accade. Altre problematiche hanno a che fare con la difficoltà di concentrazione, la difficoltà nel prendere decisioni è una diminuzione dell’interesse per le normali attività, la perdita di piacere e una tendenza al ritiro sociale. Contemporaneamente emergono un senso di impotenza e di disperazione verso il futuro. La persona si sente stanca, può sperimentare una modificazione del sonno e dell’alimentazione e una perdita di interesse dal punto di vista sessuale. In alcuni casi una sindrome depressiva può presentare anche sintomi psicotici ovvero la presenza di idee deliranti e di allucinazioni.
Come si curano
Le ricerche attuali indicano che il trattamento dei disturbi dell’umore che dà maggior efficacia è dato dall’integrazione di un buon trattamento farmacologico con la psicoterapia (tra queste diversi studi indicano come più indicata la terapia ad orientamento cognitivo comportamentale).
L’approccio psicoterapeutico può dimostrarsi utile per la comprensione dello sviluppo dei disturbi, per fornire sostegno all’individuo e per migliorare l’adesione al trattamento. In particolare la psicoterapia può essere fondamentale per: affrontare l’episodio (i sintomi attivi); aiutare la persona e quelle di riferimento a diventare consapevoli di quanto sta accadendo; sviluppare strategie di gestione e fronteggiamento; prevenire le ricadute; prevenire eventi critici come il suicidio; aiutare la presa di decisioni importanti per il futuro.
All’interno di una terapia cognitivo comportamentale si lavora per aumentare la consapevolezza della persona rispetto al proprio disturbo, ai sintomi associati e alle manifestazioni emotive e psicofisiologiche. Uno dei principali focus di lavoro riguarda la modificazione dei pensieri (distorsioni cognitive, idee irrazionali) che accompagnano e sostengono il disturbo dell’umore. La terapia cognitivo comportamentale aiuta infatti a sviluppare una modalità di pensiero più equilibrata e razionale.
Un altro focus importante di lavoro riguarda la costruzione di migliori abilità per affrontare le difficoltà quotidiane e gli eventi di vita che probabilmente hanno favorito l’insorgere e/o il mantenimento del disturbo. Ad esempio l’intervento può riguardare un le abilità di risoluzione di problemi, di presa di decisioni, le abilità comunicative e di gestione dello stress, ecc…
All’interno della terapia si cerca di riprendere le attività che sono state abbandonate a causa del disturbo, tra queste soprattutto quelle che sono fonte di soddisfazione personale e relazionale e che rispettano maggiormente la persona da un punto di vista valoriale e di obiettivi di vita.
L’approccio cognitivo comportamentale è fortemente centrato sul presente e, a differenza di altre psicoterapie, si rivolge al passato per comprendere dove la persona può aver imparato modalità disfunzionali di affrontare alcuni aspetti sui quali ha difficoltà ora. In questo senso si da un peso minore a quanto accaduto nell’infanzia cercando di passare il messaggio che in qualsiasi momento della vita si possono imparare modalità nuove di pensare, agire e di relazionarsi.
Attualmente sono a disposizione numerosi farmaci antidepressivi tra cui si segnalano gli SSRI (che agiscono sulla ricaptazione della serotonina) per la loro maggiore maneggevolezza e minore tendenza a causare effetti collaterali e tossici rispetto ai farmaci utilizzati in precedenza (Triciclici ed IMAO). Tuttavia, il loro uso è raccomandato dalle linee guida internazionali soltano per gli episodi depressivi gravi e consigliati con riserva per gli episodi di grado medio.
Per gli episodi di grado lieve-medio la psicoterapia da sola è considerata l’approccio preferibile.

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