Società Italiana di Psicoeducazione

L’educazione alla salute mentale

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L’adolescenza e i suoi problemi

A cura di Daniela Sacchi

L’adolescenza non è un “disturbo” ma, spesso, un problema.

Forzatamente, cambia tutto e tutto costringe ad un cambiamento fisico, psicologico, sociale.
A chi far riferimento? è necessario riorientarsi. E’ una fatica, e occorre non dimenticarlo.

Via i genitori: non possono che essere trasmettitori del loro concetto di società e delle loro regole, precedentemente acquisite e rispettate. Non ha mai funzionato e, men che meno, funziona oggi: è uno scontro sociale, basato sul potere. Avviene in ogni società, anche quelle definite “primitive”: crescendo, si cresce anche nel potere e lo si vuole affermare.

Via gli insegnanti, se non abilissimi. Potrebbero costituire dei magnifici “modelli” ma, spesso, sono fonte di disagio con critiche generiche: “non capisci niente”, “sei un buffone”, “per carnevale, sei già a posto: non vorrai truccarti di più, vero?”

Dentro gli amici. Questi sì. In questo momento sono gli unici erogatori di rinforzi e, più si è simili, più la gratificazione è naturale.

Dentro le sfide, per la necessità di “prendersi le misure” e di verificare quanto la supposta maturità, coincida con l’autonomia.

La consultazione
Va da sé la necessità che l’intervento sia tempestivo: gli strumenti forniti permetteranno di affrontare, in futuro, altri momenti di disagio.
Meno evidente ma altrettanto importante è la rapidità dell’intervento. Oltre al fatto che spesso sono gli adolescenti stessi ad imporcela, non possiamo pensare che il nostro lavoro, per quanto raffinato possa essere, “blocchi” o rallenti il naturale andamento del processo evolutivo.
Un altro elemento fondamentale è costituito dalla flessibilità del terapeuta: raramente gli appuntamenti hanno cadenza settimanale o, quanto meno, regolare. Spesso gli intervalli sono riempiti da e-mail o da sms che segnalano la voglia di mantenere il contatto ma, di nuovo, il bisogno di autonomia, come dire “so che ci sei ma non sono in urgenza”.

Ma il momento dell’urgenza arriva, sia per comportamenti in eccesso che per comportamenti in difetto. Allora che fare, oltre a cogliere al volo il bisogno?
La pratica clinica suggerisce alcuni importanti passaggi che, visti così, sembrano dover durare anni mentre in realtà, con gli adolescenti, la procedura è piuttosto rapida:
• valutare il problema comportamentale, psicologico e/o ambientale
• valutare la capacità di coping in precedenti esperienze
• indagare il sistema dei valori e delle cognizioni che li sottendono
• cogliere, accogliere e sottolineare le emozioni provate
• identificare un “futuro accettabile”
• operare una ristrutturazione cognitiva e costruire un repertorio comportamentale atto a raggiungere gli obiettivi auspicati

Molto spesso il disagio portato in consultazione è costituito dalla rabbia e dalla non capacità di gestirla, dall’incapacità di cogliere le convinzioni autodistruttive, di differenziare e localizzare le emozioni nel proprio corpo, di cogliere gli antecedenti di comportamenti esplosivi o implosivi e, soprattutto, di trovare alternative.
Quest’ultimo elemento ci riporta a considerare i fattori di rischio più pericolosi dell’adolescenza: la percezione di scarsa autoefficacia e la mancanza del futuro.
Poiché il futuro non esiste, perché devo aspettare per avere qualcosa che desidero? Perché non fare tutto quello che mi pare (anche a rischio della vita)? Perché non chiudermi in casa, con il mio computer e fare giochi di ruolo e basta (in Giappone, si chiamano chiki komori e sono chiusi in camera da anni)? Perché evitare la rissa, quando solo in quel momento sto bene? Perché devo incontrare persone, se mi sento sempre in imbarazzo? Perché andare a scuola, se non serve a nulla?
…e non si tratta di patologia conclamata…

Letture utili
Caparra G. V. (1997). Bandura. Milano: Franco Angeli.
Crittenden, P. M. (1997). Pericolo, sviluppo e adattamento. Milano: Masson.
Eron, L. D. (1997). The Development of Antisocial Behavior from a learning Perspective. In D.M. Stoff, J. Breiling e J.D. Maser (Eds). Handbook of Antisocial Behavior. New York: John Wiley & Sons.
Fuligni, C., Romito, P. (2002). Il counselling per adolescenti. Milano: McGraw-Hill.
Sacchi D. (2003). Apprendisti adulti. Interventi di prevenzione e terapia con adolescenti. Milano: McGraw-Hill.

A chi rivolgersi
A.I.A.M.C. Associazione italiana di Analisi e Modificazione del Comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva. 02/29 52 11 05
CPA, Centro Psicologia Adolescente (ASL Milano). 02/29 505 021/037
Istituto di Psicologia del Bambino e dell’Adolescente. 02/73 82 045

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