Società Italiana di Psicoeducazione

L’educazione alla salute mentale

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Il disturbo da deficit d’attenzione ed iperattività

A cura di Edy Trazzi

Il disturbo da deficit d’attenzione-iperattività (comunemente abbreviato in DDAI o in ADHD indicando il termine inglese di Attention Deficit Hyperactivity Disorder) è una sindrome che ha il suo esordio nell’infanzia ed è caratterizzata dalla tendenza all’ipermotricità, da scarso autocontrollo ed autoregolazione, e da evidenti problemi dell’attenzione.

Vi sono opinioni discordanti riguardo all’incidenza del disturbo, a causa di differenti criteri diagnostici utilizzati e di metodi di valutazione. In Italia si stima che questo problema riguardi circa il 5% della popolazione in età scolare.

Le cause del disturbo non sono ancora del tutto chiare, molti studiosi concordano sulla multifattorialità (compresenza di cause multiple) e sulla necessità di procedere con la ricerca, su più fronti.
Attualmente la maggior parte delle ricerche scientifiche che indagano le cause del DDAI, riguardano la genetica. Secondo un ampio studio di Goodman e Stevenson (1989), la percentuale di causalità del DDAI attribuibile a fattori genetici si aggira tra il 70% e il 91%, mentre il restante 10%-30% è attribuibile a fattori ambientali. Questi studi sembrano ipotizzare che l’insorgenza del DDAI sia da attribuire, per la maggior parte, a fattori costituzionali. La gravità, l’evoluzione e la prognosi invece, sembrano dipendere da fattori legati all’educazione e all’ambiente sociale in cui si trova inserito il bambino (Barkley, 1998).
I bambini che hanno questo problema fanno molta fatica a mantenere l’attenzione e a concentrarsi, dunque sono facilmente distraibili, hanno inoltre la tendenza ad agire impulsivamente, senza pensare a ciò che fanno e alle conseguenze delle loro azioni, per questo motivo tendono a mettersi nei guai o a farsi male. Hanno grosse difficoltà a modificare il loro comportamento sulla base dei loro errori.
Spesso questi bambini sono alla continua ricerca di attenzione, dimenticano facilmente le richieste, e le loro stesse intenzioni, non portano quasi mai a termine ciò che stanno facendo, perdono frequentemente le loro cose, non riescono ad organizzare un piano d’azione, sono sempre in movimento, anche quando sono impegnati in attività sedentarie. Risulta quasi impossibile vederli tranquilli a fare un gioco seduti per un tempo prolungato.
I bambini con deficit dell’attenzione faticano ad accettare le regole e sono poco capaci di tollerare la frustrazione; spesso, quando le loro aspettative sono disattese, reagiscono con rabbia eccessiva o con reazioni di allontanamento e chiusura verso gli altri.
Nell’ambito scolastico hanno problemi di apprendimento e nell’ambito sociale hanno spesso problemi relazionali; anche in famiglia le relazioni sono per lo più difficili o conflittuali. Sono frequenti problemi di autostima per la facilità con cui provano senso di inadeguatezza, possono talvolta sviluppare problemi di ansia e depressione o altri disturbi comportamentali.
Se si sospetta che un bambino possa avere un DDAI è necessario rivolgersi ad un servizio di psicologia per l’età evolutiva, ad un servizio di neuropsichiatria infantile o ad uno specialista dell’età evolutiva, che potrà attivare le risorse necessarie per pervenire ad una diagnosi e impostare un piano di trattamento.
Bisogna sottolineare che vi sono moltissimi problemi infantili che possono apparire come sintomi del DDAI ma che di fatto sono riconducibili ad altre cause.
Spesso i comportamenti di disattenzione, impulsivi o che denotano una marcata attivazione fisica, sono il risultato dell’apprendimento di risposte adattive e funzionali in ambienti altamente disorganizzati e caotici. Attraverso un’attenta valutazione clinica sarà possibile identificare il vero problema e individuare eventuali disturbi aggiuntivi.
Secondo i dati della letteratura scientifica il trattamento ideale per il DDAI implica il coinvolgimento di famiglia, scuola e bambino stesso.
La tradizione cognitiva e comportamentale ha permesso la messa a punto di alcuni programmi specifici educativi e terapeutici.

Per approfondimenti sul web:
www.aidai.org

Associazione Italiana Disturbi dell’Attenzione e Iperattività
www.aifa.it

Associazione Italiana Famiglie ADHD

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